Non abbiamo bisogno di burocrazia, ma di riflessione politica
Mi rendo conto che le mie dichiarazioni possono avere creato un po’ di fibrillazione ma rispondono anche ad un ruolo nazionale che qualcuno deve necessariamente giocare. Quello che secondo me è importante, anche prendendo le distanze dalle mie dichiarazioni di ieri, è un punto politico su cui, secondo me, non dobbiamo cedere: che ci sia, anche da parte di coloro che sostengono la mozione Franceschini, un riconoscimento per quanto sta avvenendo nei congressi di circolo. Un momento che alla fine vedrà coinvolti circa 450 mila cittadine e cittadini iscritti al Partito Democratico e che non può essere archiviata come fosse un semplice passaggio burocratico senza che, a partire dal segretario nazionale, si riconosca il valore politico e civile di una partecipazione democratica così ampia. Ed infine credo sia giusto che il segretario nazionale, ed a maggior ragione Dario Franceschini non eletto dalle primarie ma da un’istanza del partito qual è l’assemblea nazionale, senta il dovere di dare rango politico all’opinione espressa dai 450 mila appartenenti al suo partito degnandoli di una riflessione di carattere politico. Noi non possiamo accettare che questa fase venga archiviata con considerazioni di carattere burocratico e non politico. Valorizzare questa fase riservata agli iscritti non significa per nulla sminuire il significato delle primarie che rimangono la sede decisiva per la scelta del segretario, e per noi c’è l’impegno a favorire la massima partecipazione alle primarie. Una fase importante come quella riservata agli iscritti non è in contrapposizione alle primarie. Gli iscritti si sono espressi in modo chiaro per Bersani e ora noi siamo fiduciosi in una conferma degli elettori. Superare la contrapposizione tra iscritti e elettori unifica il partito e non lo divide.




